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Giudici. Storie di uomini che lottano contro il crimine... piu' o meno consapevolmente

Succede sempre così.

Nasce tutto da un regalo (gradito), da un'intervista di Fabio Fazio nella domenica sera di "Che Tempo Che Fa", da un giro ozioso in Feltrinelli di Piazza Wagner in una giornata senza pretese, tra un gelato a Schockolat e un mojito allo Smooth.

Sono questi i contesti nei quali generalmente maturo la consapevolezza di aver bisogno di leggere. Acquisto libri (in genere più di uno alla volta) e li ammasso prima sul comodino di fianco al mio lato del letto, poi nella borsa che ogni giorno mi accompagna nel tragitto verso il lavoro e, infine, in libreria.

"Giudici" di Andrea Camilleri, Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli, è stato per tanto (troppo) tempo sul comodino, nella sua prima fase di vita dopo l'acquisto, ma in testa ad una pila che vede ad oggi come prossimo "indiziato" alla lettura l'ultimo libro di Sergio Zavoli, "Il ragazzo che io fui".

Il racconto sugli albori della "maffia" (non è un errore di digitazione) di Camilleri divorato, come sempre, in pochi minuti. Poi qualche pagina letta distrattamente e, infine, l'oblio. All'improvviso, dopo mesi, la "promozione" in borsa. E tra un ritardo e l'altro della metro ho proseguito nella lettura passando dalle avventure della giudice bolognese inventata dalla penna di Lucarelli al procuratore di Novere di De Cataldo (sui tre è il racconto che meno mi ha intrigato).

La legge, la giustizia, i tribunali, quel tocco di furbizia per incastrare i delinquenti, ma anche la burocrazia e i cavilli. Da Dostoevskij a Kafka, i giudici e i tribunali hanno fatto la storia della letteratura. Perchè? Forse perchè rappresentano il confine tra la legalità e l'illegalità, la porta di accesso tra la realtà così imperfetta e la giustizia perfetta solo per definizione. Qui si scontrano il bene e il male, il giusto e l'ingiusto. Qui si valuta l'operato di guardie e ladri. Qui l'impeto della giustizia sul campo (polizia e forze dell'ordine) si scontra con la razionalità di chi deve decidere "giusto o sbagliato". 

A volte ci sentiamo protetti dalla giustizia, altre volte delusi. Ma poche volte ricordiamo che la giustizia è amministrata dagli uomini. Semplicemente e fallacemente. Ce ne rendiamo conto solo quando questi uomini si mostrano in tutta la loro debolezza. Quando saltano in aria con la propria scorta o quando si fanno corrompere. Nel bene e nel male. E' sempre così. Dei giudici si parla sempre quando svolgono troppo bene o troppo male il proprio lavoro. 

Ben vengano, allora i racconti di Camilleri, Lucarelli e De Cataldo che presentano giudici onesti, ma la cui spinta verso il bene a volte può essere casuale, altre volte derivare da traumi del passato e altre ancora sfociare nell'illegalità. Quella a fin di bene che ha fatto la Storia dell'Italia.

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