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Anche quest'anno, il 29 marzo, è l'Ora della Terra

"Si dice che il minimo battito d'ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo" (cit. "The Butterfly Effect")

Se è vero che nel nostro ecosistema tutto è collegato e che ad ogni causa corrisponde un effetto, anche se dall'altra parte del mondo, dovremmo sentirci tutti responsabili di quello che sta accadendo nel mondo.

Non mi riferisco – anche se il principio vi si potrebbe applicare – alla situazione economica o politica di alcuni Paesi, ma a quella ambientale.

Ci sono centinaia di specie animali e vegetali a rischio estinzione e la minaccia non arriva da strani fenomeni naturali o da invincibili predatori. La causa siamo noi.

Sapevate che nel mondo esistono solo tra i 20.000 e i 25.000 orsi polari? Noi siamo abituati a vederli in qualche spot natalizio, ma proprio in questi mesi il WWF è impegnato in una importante campagna di sensibilizzazione in loro difesa. E sapete cosa minaccia la loro sopravvivenza? Il cambiamento climatico dovuto al surriscaldamento del Pianeta. Le emissioni di CO2 nell’aria e l’uso spropositato di combustibili fossili e non rinnovabili, provocano la riduzione dell’estensione dei ghiacciai dell’Artico, immense zattere naturali nei mari ghiacciati del Nord dove vive l’orso polare. In estate, da giugno a settembre, il più grande carnivoro terrestre caccia e si alimenta, accumulando calorie utili per superare l’inverno, proprio sui ghiacciai. Senza ghiaccio, quindi, l’orso polare morirebbe.

Spesso, di fronte a questi scenari catastrofici, facciamo spallucce e ci autoassolviamo pensando che è sempre colpa di qualcun altro. Le fabbriche che inquinano, i camion che trasportano le merci… Tutti fattori inquinanti molto più grandi di noi. E le nostre macchine? Il riscaldamento incondizionato e, a volte, ingiustificato delle nostre case? Tutto contribuisce al riscaldamento del nostro ecosistema. Ricordate il battito d’ali della farfalla?

Ma vediamola in positivo. Se i nostri gesti possono condizionare il Pianeta in termini negativi, possiamo incidere anche al contrario e riportare un minimo di equilibrio ambientale. Possiamo, nel nostro piccolo, adottare politiche di risparmio energetico, ma anche aiutare le grandi organizzazioni internazionali che si battono per l’ambiente a far sentire la loro/nostra voce, influenzando chi può prendere decisioni importanti.

L’allarme Orso Polare lanciato dal WWF (wwf.it/orsobianco) è solo uno, e forse nemmeno il più evidente, effetto delle emissioni di gas serra. Ma siamo ancora in tempo per intervenire e per invertire la tendenza. Il cambiamento è alla nostra portata, ma solo uniti possiamo farcela.

Per questo, come ogni anno, anche questo 29 marzo vi consiglio di impegnare un’ora del vostro tempo (dalle 20,30 alle 21,30) per un evento grandioso, grande quanto il nostro Pianeta. Torna l’Earth Hour, l’Ora della Terra.

Promossa per l’ottavo anno dal movimento globale del WWF, l’Ora della Terra mobiliterà milioni di cittadini nel mondo con centinaia di eventi e iniziative speciali nelle maggiori città. A Roma, per esempio, verrà spenta la Cupola e la facciata della Basilica di San Pietro con un’installazione dedicata. E noi cosa possiamo fare? Semplice. Ovunque voi siate, spostate l’interruttore della luce su “off” e spegnete la luce. Risparmieremo un’ora di energia e, per un attimo, ridurremo il calore della Terra.

Sarà solo un attimo… veloce ma importante, come un battito d’ali di farfalla.

Lo dicono anche loro...



Anche Altiero Spinelli tra i figli illustri di Barletta

Quest'uomo barbuto qui di fianco è uno dei padri fondatori dell'Unione Europea, Altiero Spinelli. Anche nelle sue vene corre sangue barlettano.  Suo nonno Alessandro, infatti, era nato nella Città della Disfida.

Questa chicca mi è stata segnalata da Giusepe Dimiccoli, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, autore dell'articolo qui sotto, e in risposta al mio post su un'altra "figlia di Barletta" illustre, l'economista Lucrezia Reichlin.

Ah... in queste ore si parla di lei al ministero dell'Economia del prossimo governo Renzi. 



E se a guidare la Bank of England ci fosse un po' di sangue barlettano?

In pochi sanno che nelle vene della famosa economista Lucrezia Reichlin scorre sangue barlettano. Suo padre, infatti, è Alfredo Reichlin partigiano e politico (dal PCI al PD) italiano. Nato a Barletta nel 1925.

La famiglia Reichlin è stata una delle pià importanti a Barletta. Ancora oggi una palazzina stile '800 porta il loro nome ed è la sede di un'associazione di scout.

Apprendo oggi dal Corriere.it che Lucrezia Reichlin è in pole position per il ruolo di vice governatore della Bank of England.

Non è proprio mia compaesana, ma le radici sono comuni. Quindi... in bocca al lupo Lucrezia!

Caro Grande Fratello, ti consiglio un corso accelerato di Internet

Qui è quando pubblico un post che non avrei mai sognato di scrivere.


Caro Grande Fratello,

da 14 anni ci propo(i)ni un modello televisivo che è stato a suo tempo rivoluzionario (nella sua prima edizione del 2000) ma che poi si è lasciato andare a derive che non segnavano più il passo, ma lo seguivano.

E così sono stati i succedanei a influenzarti, ti sei fatto mettere sotto dai fratellini che dalle tue fortune sono sgorgati nei mille rivoli della televisione. Ti sei affidato prima a perfetti sconosciuti, ergendoti a supremo giudice delle loro vite, scegliendo arbitrariamente chi fosse degno di entrare a far parte dello showbiz e chi far ricadere nell'oblio, ingoiato dalle decine di mani adoranti dei fan e degli amici assiepati oltre la tua porticina rossa.

Ci hai regalato momenti memorabili, ma al momento non me ne viene in mente nessuno...

Ci hai fatto scoprire l'esistenza di parole e locuzioni fino ad allora sconosciute come "day time", "eliminazione", "nomination", "sigaretti", "omino del cervello". Alcune di queste resistono ancora oggi nel nostro vocabolario. Altre sono nascoste solo nei meandri del web.

A proposito di web. Al contrario di quanto ci si potesse aspettare da te e dal tuo potere innovativo, non sei mai stato un grande amico di Internet. Hai avuto successo (almeno in Italia), subito dopo la bolla speculativa delle dot-com, ma non ha mai saputo cogliere le opportunità dei social.

Forse per questo hai chiesto aiuto ad alcuni blogger e influencer della Rete in vista del tuo ritorno in tv. Ma hai sbagliato l'approccio.

Avresti potuto chiedere - è tutto lecito ed è un lavoro portato avanti molto intelligentemente, per esempio, da Sky - il supporto di alcuni influencer (quelli che i giornalisti chiamano, forse con snobismo "TwitStar") per creare buzz intorno a te prima, durante e dopo la messa in onda.

Avresti potuto organizzare uno storytelling ad hoc, parallelo e complementare al programma. Lo fa anche il Festival di Sanremo...

E invece no. Hai deciso di chiamare a far parte del cast alcuni blogger. Lo dice il Corriere. Ma perchè? Cosa avresti voluto ottenere? Lo sai che intorno a te butta cattiva aria. Lo sai che è più divertente criticarti che amarti. Lo sai che i tuoi fan sono come gli elettori di Berlusconi: tutti lo votano (hanno votato) ma nessuno lo ammette.

E poi, tecnicamente, speravi di ottenere qualche telespettatore in più? Ma lo sai che il tanto amato-odiato "Popolo della Rete" non guarda la tv, ma la segue su Twitter? Pensavi di portare davanti allo schermo i follower di Silvia Vianello, Emanuela Zaccone, Fabio Lalli e Domitilla Ferrari? Ma lo sai che follower non significa fan? Lo sai che i follower non sono "proprietà" di chi è seguito e che gli influencer in Rete (quelli veri) non sono i VIP dell'ultima ora che usano Twitter per promuovere canzoni, film, programmi televisivi / sproloquiare / litigare / fotografarsi?

In rete l'appartenenza è moooolto liquida. Non ci sono Sorcini o VascoRossiani o Ligabuani. I follower degli eventuali blogger concorrenti del tuo programma non ti guarderanno, ma aspetteranno l'uscita dei loro (da te presunti) beniamini per chiedere "Allora? E' tutto vero? Vi suggerivano i testi? Potevate usare l'iPhone?".

E voi, cari blogger, avete fatto bene a rifiutare. Non ne avreste guadagnato nulla. Per i telespettatori sareste diventati "i concorrenti del GF13", per i vostri follower vi sareste trasformati nel peggior demonio e per la Marcuzzi e gli autori del programma sareste stati taggati come "blogger", ma nella peggiore delle accezioni possibili.

Tutto questo per dirti che, caro Grande Fratello, forse faresti bene a lasciare la Rete fuori dalla tv e "servirtene" in altro modo. Ma la fine del Movimento 5 Stelle non ti ha insegnato nulla?

La Rete avvolge solo dal di fuori. Dal di dentro rischia di avvilupparsi in un pallottola piccola piccola...

Come ti comunico il ristorante. Arriva il #RistoKit

Chi crede che il ristorante sia ancora un luogo pubblico che offre cibo e bevande per soddisfare una delle nostre esigenze primarie? Questa definizione è, infatti, definitivamente superata e ne sono la dimostrazione espressioni (una ironica e puntuale guida sui nuovi termini e le professioni legate al food è il recente libro di Gianluca Biscalchin, Prêt-à-gourmet) come "foodporn", "food stylist", "gastrochic", "gastrosnob"... Apparentemente non hanno nulla a che spartire con la necessità dell'uomo di nutrirsi. E invece...

Invece sembra che adesso non se ne possa fare a meno. Non c'è cena in cui si mangi prima di aver esaminato, nell'ordine, impiattamento, colori, temperatura del piatto, profumo, sapore, equilibrio dei sapori, abbinamento con la bevanda scelta (vino o birra poco importa).

Siamo tutti figli di Masterchef o c'è di più? Sia ben inteso, io sono tra questi. Mi piace mangiare, ma mi piace anche degustare. Sono due cose diverse. Mi piace fotografare, condividere, consigliare. Credo sia utile per socializzare ma anche per sopravvivere. Perchè mangiare bene significa stare meglio, vivere meglio, apprezzare quelle piccole gioie che il nostro territorio ci riserva. Si mangia anche con gli occhi e si fa l'amore anche con il cibo. Sono tutte espressioni abusate, ma vere.

In fondo siamo tornati al vero significato della parola "ristorante" (dal francese "restaurant") = che dà ristoro = sollievo, conforto materiale e spirituale. Il cibo, quindi, è anche un'esperienza mistica.

E' chiaro ormai a tutti, quindi, che il ristorante non è solo un luogo ma anche un mezzo di comunicazione. Ogmi ristorante esprime i suoi valori, le sue emozioni e ci racconta alcuni aspetti della vita gestore o dello chef, della sua brigata o dei suoi sommelier. Ovvio, anche dei suoi avventori. I gourmand si riconoscono da come posizionano le forchette sul piatto a fine pasto, da come osservano il calice dopo aver ravvivato il vino al suo interno...

Sta a noi saper cogliere questi elementi visivi e scegliere dove andare a mangiare.

Ma se tutto questo non bastasse? E' qui che interviene l'interessante iniziativa del blog "The chef is on the table". Supportati dai consigli della Rete e dagli spunti di alcuni contributor tra i migliori esperti di food e foodblogger italiani, i blogger Maricler e Fabrizio stanno componendo un vero e proprio "kit di comunicazione" per ristoratori e chef. Queste le parole del blog che meglio spiegano l'iniziativa:

"[...] un Survival Kit per la ristorazione: un kit di comunicazione fatto di otto articoli che dalla prossima settimana verranno pubblicati su questo blog. Sei di questi articoli sono guest post, scritti da giornalisti gastronomici, pr, agenzie di comunicazione, social media manager e web designer; due li scriveremo io e Fabrizio. il Survival Kit è indirizzato ai ristoratori e vuole rispondere a queste domande: di cosa ho bisogno nel caso in cui un giornalista mi chiama e vuole pubblicare un pezzo su di me? Come si crea una cartella stampa (ma ne ho bisogno?)? Se scatto delle foto dei piatti, devono essere ambientate, su fondo bianco, e a che risoluzione? Quali social network sono imprescindibili per il mio ristorante? Ho un sito del mio ristorante, è fatto bene? [...]" 

Lo trovo un percorso interessante che può essere utile sia a chi nel mondo della ristorazione si approccia per la prima volta alla comunicazione sia a quelli che credono di saperne già troppo...

Vi invito a seguire gli sviluppi di questa iniziativa, a commentarla, condividerla e a prendere appunti. Sia che vogliate aprire un ristorante, sia che vogliate solo decidere dove trascorrere la particolare "food experience" programmata per stasera.

Hashtag: #RistoKit

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