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Londra: due tributi che puzzano di marketing

Nel mio ultimo viaggio a Londra ho avuto davvero modo di conoscere la città. Era ora. Molti aspetti della capitale inglese mi spingono a dire - al di là di un'attenta riflessione in merito - che questo potrebbe essere l'ombelico del mondo, il posto dove tutti vorrebbero vivere.

Portobello road, Carnaby Street, Soho, Hyde Park, Oxford Street, Regent Street e South Bank da soli reggono il confronto con qualsiasi altro luogo del globo. Passeggiare lungo il Tamigi è un'esperienza che offre un'alternarsi di emozioni e scoperte.

Dai vascelli ai docks e alle vecchie fabbriche rinate a spazi espositivi, Londra offre infiniti spunti di racconto. Qui sono ambientati fumetti e romanzi, film e canzoni. Ognuno di questi filoni potrebbe essere un itinerario di viaggio. Il Tower Bridge ci ricorda Harry Potter (L'ordine della Fenice) e Sherlock Holmes (quello di Guy Ritchie), Notting Hill rimanda immediatamente alla storia d'amore tra Hugh Grant e Julia Roberts. Baker Street porta alla memoria i racconti di Arthur Conan Doyle e Craven Road è - nella totale inconsapevolezza di Sergio Bonelli - l'indirizzo della casa-ufficio di Dylan Dog.

Tower Bridge - Londra
Tra i possibili temi da seguire, quello della memoria, o meglio del "tributo" assume un rilievo particolare. Abbey Road è meta dei fan dei FabFour e le sue strisce pedonali sono le più fotografate della storia. Sui marciapiedi della città si incrociano le stelline dorate che indicano il cammino del Giubileo della Regina, e quello del "percorso di Lady Diana" (Diana Memorial Walk).

E proprio il viaggio della memoria "londinese" fornisce due grandi perle di retorica, ovvietà e marketing dell'oltretomba.

All'interno di Harrods, di fronte ad una sfinge dorata in miniatura, è stato costruito il memoriale di Dodi Al-Fayed e Diana. Un altare dorato fatto erigere dal padre di Dodi e proprietario del grande magazzino londinese, Mohamed, con tanto di foto dei due amanti, candela, anello di fidanzamento, fiori freschi e monetine lanciate dai turisti (in stile Fontana di Trevi). Le foto non si precano in questo antro di Harrods tra i profumi di Dolce e Gabbana e i vestiti di Gucci... Un piccolo-grande monumento al kitsch, uno spregio alla memoria dei due personaggi. Un bocconcino gustoso in pasto alle reflex degli avventori di tutto il mondo. 

Il memoriale a Dodi e Diana

Poco distante da lì, al di fuori degli Apple Store, invece, all'indomani della morte di Steve Jobs sono stati approntati in tutta fretta degli altari prima predisposti dai dipendenti Apple (in quante copie sarà stata stampata l'immaginetta di Steve Jobs?) e poi rimpinguati di fiori, mele morsicate, messaggi e biglietti dei fan/apple-maniaci.

Gli altari fanno il paio alle tante pagine dedicate sui giornali al fondatore di Apple. Anche la morte di Steve Jobs (casualmente dopo la presentazione dell'ultimo modello di iPhone, che casualmente ha come sigla "4S" cioè "for Steve") è diventata una operazione di marketing? Non credo, ma penso che la Apple abbia parecchio cavalcato l'evento.

E penso anche che gli speciali giornalistici dedicati all'evento abbiano stranito i più perchè sono i primi dedicati ad un protagonista dell'era digitale, fautore del web (così come lo conosciamo oggi) e ricordato soprattutto dal web.  

Non è morto il Papa, non è morto un capo di Stato, non è morto un filosofo. E' morto un imprenditore. Eppure i giornali l'hanno celebrato come un asceta. Credo che d'ora in poi dovremmo abituarci al ricordo (sull'onda dei social network) di personaggi di questo calibro. Accadrà per Jerry Yang (Yahoo!), per Bill Gates (Microsoft) e per Larry Page (Google). E' l'emblema della sempre maggiore importanza della Rete, ma anche del tempo che passa... anche per tutto ciò che termina con .com.

Altarino dell'Apple Store di Londra

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