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Io sono cosi', come la vita mi ha scolpito

"Io sono così, come la vita mi ha scolpito". Questa espressione mi aveva colpito fin dalla prima lettura. Ed è frullata nella mia testa fino ad oggi. L'ho trovata tra le righe della splendida intervista a Nichi Vendola sul penultimo numero di GQ Italia.

Fin da subito ho inteso di fermare su carta i pensieri che questa breve locuzione ha generato in me. Un post, quindi, è d'obbligo.

Tutti siamo d'accordo nell'affermare che nel corso della vita si cambia. Ci si adatta alle situazioni, si forgia il proprio carattere e si tempra in un continuo processo di mediazione tra ciò che vorremmo essere e ciò che gli altri ci impongono di essere.

La vita, quindi. Essa è la palestra che ci forma. E' nel ring della vita che ci muoviamo sulle punte come dei pugili per incassare o sferrare i colpi che determineranno la vittoria o la sconfitta (entrambi concetti sfuggenti e caduchi).

Ma la vita non ci forma come un'educatrice premurosa. Non ci plasma come il vasaio con la terracotta. Non ci modella come l'artista. Ma ci scolpisce. In questo termine c'è tutta la durezza del processo di crescita.

Si procede a scatti. A colpi ben assestati, a martellate decise e dure. Nella salita della vita le scale si salgono a due alla volta. Si scende e si sale seguendo gli improvvisi scossono che diamo o che prendiamo. Tutto cambia, ma non succede come il lento scorrere di un fiume di eraclitea memoria, bensì come gli scrosci della pioggia d'estate.

Siamo tutti dei tocchi di marmo. Prima blocchi rigidi e informi, man mano prendiamo forma fino a diventare quello che in ogni età ci rappresenta al meglio. E le scalpellate a volte smussano, altre volte spigolano. Alternando - come in una statua greca - tratti sinuosi ad angoli affilati.

Così è l'uomo...

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