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Cronache da IAB 2010: il web è morto? No, ma quanto "fa figo" dirlo...

Da quando Wired (la rivista più curata, intelligente "opinion making" e "cool" attualmente pubblicata in Italia, secondo me) ha calcato le scene dei media italiani, si sono innescati una serie di processi virtuosi ed altri meno positivi.

Li elenco:
- si è aperta tra le riviste la corsa all'innovazione grafica (è un bene);
- stanno spopolando le copertine "sensoriali" (è un bene);
- gli stampatori fanno affari (è un bene);
- i grafici e i fotografici acquisiscono pari dignità con i giornalisti (è un bene);
- le riviste "trade" di marketing e comunicazione digitale si fanno concorrenza nel campo della qualità dei contenuti (è un bene);
- in Italia si parla di Internet (è un bene);
- la politica si accorge che esiste una "cosa" chiamata Rete (è un bene);
- i brand digitali fanno a gara per essere citati da Wired (non è un bene, ma nemmeno un male);
- il mercato dell'online si fa dettare l'agenda da Wired (non è un bene);
- lo Iab Forum è diventata la piattaforma di discussione sui temi proposti da Wired (non è un bene).

Forse sarà una mia impressione, ma quest'anno Iab Forum mi è sembrato troppo schiacciato sui temi proposti negli ultimi mesi da Wired. D'accordo. La campagna sulla banda larga - appena lanciata sul nuovo numero di Wired Italia - è legittima, condivisibile, necessaria, utile all'utente e alle concessionarie di advertising online che così possono proporre contenuti multimediali più "pesanti" e strutturati. E soprattutto arriva dopo anni in cui lo Iab ha posto la questione in ogni sede istituzionale.

Ma riproporre dopo mesi la notizia/polemica/provocazione sul web "morto" lanciata da Wired US ad agosto e rilanciata da Wired di Ottobre mi sembra troppo. Ok, abbiamo capito tutti che il web in realtà non è morto davvero, ma si sta spostando dai browser dei nostri pc alle app dello smartphone. Ma io non parlerei di morte, rinascita, nascita e risurrezione di web, semmai di nove forme di Internet, di tanti Internet con alcune caratteristiche comuni ed altre completamente differenti.


Non credo che l'intervento di Chris Anderson @ Iab Forum (3 novembre 2010, FieraMilanoCity) abbia portato nuove ed innovative informazioni all'uditorio della Sala Plenaria. Ma credo che Iab abbia perso l'occasione per offrire un valido approfondimento alla questione e, soprattutto, per indicare la strada al mercato, alle nuove tecnologie, ai trende della Rete e alla nuove possibilità di business.

Il web cambia più velocemente del suo stesso mercato. Gli utenti sono più avanti dei brand che dovrebbero governare e indirizzare il cambiamento. Non tutti i dirigenti italiani sono all'altezza della sfida. Sicuramente non tutti sono "nativi digitali" e in molti applicano metodi e pensieri più "offline" che "online".

E così la barzelletta del web morto a me non fa più ridere. Non c'è più succo se resta un motto con cui farsi belli nelle chiacchiere da bar tra geek...

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