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Il figlio del figlio. L'epopea di una famiglia barlettana emigrata a Milano.

Vi è mai capitato di leggere un libro, terminarlo e, non appena voltata l'ultima pagina, avere voglia di mettersi a scrivere? Non una recensione, un pensiero o lo status del proprio account Facebook. Scrivere qualcosa di più. Qualcosa di "serio". Magari il romanzo della propria vita. Quello che ci ronza nella mente da mesi e che non abbiamo il tempo di scrivere.

Ecco. Questo è accaduto a me dopo aver letto "Il figlio del figlio" di Marco Balzano.

A questo titolo (sconosciuto ai più) ci sono arrivato per caso, digitando in Google strani accostamenti come le keyword "Barletta" e "Milano". Non so perchè l'abbia fatto. Non so perchè sto cercando accostamenti di questo tipo in questo periodo. Non so perchè mi sorprendo "avido" di una Milano da scoprire e di una Barletta da ricordare. Forse perchè adesso il passaggio dalla Puglia alla Lombardia sta raggiungendo il suo equilibrio. Forse perchè il viaggio fatto nel novembre del 2007 su quell'Espresso notturno lungo la costa Adriatica non è si è mai concluso e si sta compiendo proprio in questi mesi.

Il libro di Balzano, insegnante (poeta e scrittore) di origini barlettane ma nato a Bollate (Milano), è ovviamente un libro autobiografico ma nel quale facilmente un giovane pugliese a Milano può immedesimarsi.

La scrittura è di quelle lineari, fresche, fatte di discorsi diretti e di pochi dialoghi reali, molte riflessioni a voce alta, molti pensieri. Un filo conduttore classico: il viaggio, il ritorno alle origini. Qualcosa di simile lo si ritrova in Paolo Giordano e ne "La solitudine dei numeri primi".

Il titolo riporta una tipica espressione barlettana che mette, in una semplice perifrasi, in relazione diretta nonni e nipoti (quasi ad escludere la generazione di mezzo dei genitori e a significare la linea continua di discendenza che in una famiglia del Sud arriva ad affondare le radici nella notte dei tempi.

Il figlio del figlio è il racconto del ritorno, l'ultimo viaggio verso il paese di origine - appunto Barletta - di una famiglia (rappresentata dal nonno, dal padre e dal nipote) che vive a Milano e che decide di vendere la casa di partenza. E' l'ultimo atto dell'epopea della propria famiglia. L'ultimo gesto di distacco da una città (e con essa un modo di vivere, di pensare, di far scorrere il tempo) che i tre protagonisti hanno vissuto in modo differente e con diverse gradazioni di attaccamento. Ognuno a suo modo, ognuno con i suoi anni. Hanno vissuto Barletta in una casa del centro e tra i vecchi e giovani amici di famiglia. Dopo la vendita della casa, vivranno la città di origine solo nei propri ricordi.

Sullo sfondo (è un eufemismo, perchè i rapporti familiari sono il vero tema del libro) i silenzi e i non detti di una famiglia e le illusioni a cui ciascun membro si attacca per interpretare il proprio passato e il proprio futuro.

Spero di aver suscitato in voi un minimo di curiosità. E vi consiglio vivamente di leggere questo libro. Difficilmente lo troverete in libreria. Ancor più difficilmente lo troverete a Barletta (e questo è un male, mi attiverò per sensibilizzare le pubblicazioni locali a parlarne). Se volete, potete acquistare online il libro direttamente sul sito della casa editrice (Avagliano editore) qui.

Scusate se ritorno alla introduzione del post... ma mi preme scrivere questo pensiero. Forse questo è il libro che avrei sempre voluto scrivere (e non è detto che non lo faccia), ma che non ho ancora fatto. Forse per pigrizia, sicuramente per la mancanza di coraggio nell'approfondire alcune questioni.

2 commenti:

fermarsi prima del fatidico 3 davanti e fare un po' il punto della situazione. Nel tuo caso poi, hai anche il fattore "lontano da casa" che pian piano si sta trasformando in "questa è la mia casa".

Consigli per la lettura: "Mille anni che sto qui" di Mariolina Venezia.

In attesa del tuo imminente romanzo, che ovviamente si chiamerà: "Profondamente Savino Dicorato", che venderà milioni di copie all'estero con il titolo tradotto in "Too deep Savino from Corato" :)

... mmmm... non ho capito la storia del 3 davanti, ma concordo su tutto il resto. Sul titolo del libro, beh prendo nota.

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